Mario Pincherle
Mario Pincherle
Mario Pincherle
è uno scrittore italiano che ha fatto dell’unità del sapere la base
epistemologica di tutta la sua ricerca personale. Secondo Pincherle tutti i
fenomeni naturali possiedono un elevato grado di interdipendenza per la quale è
necessario - nel momento in cui si prende in esame un aspetto definito della
realtà - osservare le relazioni fra l’elemento in questione e il più ampio
contesto in cui è immerso. Il suo è dunque un pensiero maturato all’interno del
mutamento di paradigma che si è formato nel campo delle 'scienze dure' intorno
alla metà del ‘900, quando le scoperte della fisica posero interrogativi che
non trovavano più risposta all’interno delle teorie della fisica classica. Il fratello
di Mario Pincherle, Leo, era uno degli scienziati di Via Panisperna. Nei libri
“I Segni” e “La Grande Piramide e lo Zed” lo scrittore racconta degli scambi
epistolari avvenuti con il fratello maggiore intorno ad alcune questioni
scientifiche: è dunque probabile che il suo pensiero sia stato influenzato da
quello del fratello.
L’impostazione teorica dello
scrittore è riconducibile al paradigma della teoria del sistema generale avanzata da Von Bertalanffy alla fine degli anni Sessanta con l’obiettivo di proporre un modello generale
di descrizione della realtà e di creare un terreno d’incontro fra scienze della
natura e scienze sociali. Di fatto, pur
essendosi laureato in ingegneria, Pincherle ha sempre manifestato un
particolare interesse nell’ambito delle discipline umanistiche. Nelle sue
ricerche personali è possibile cogliere la volontà di integrare le conoscenze
tecniche maturate all’Università e sviluppate nel corso della sua carriera
lavorativa - prima in un ufficio brevetti, poi come preside di un Istituto
Tecnico ad Ancona - con le nozioni di storia, filologia e archeologia acquisite
da autodidatta.
L’ambito
storico-archeologico è un settore che negli ultimi anni ha dimostrato la
necessità di un ritorno all’unità del sapere, basti pensare alla crescita degli
studi interdisciplinari, all’integrazione degli approcci analitici, alle
applicazioni in campo archeologico di tecnologie derivate dalle scienze dure.
Non a caso, dunque, è in questo settore che Pincherle ha sviluppato
maggiormente le sue ricerche personali, sia elaborando alcuni progetti di
archeologia sperimentale - come nel caso della granulazione dell’oro -, sia
proponendo una teoria sul metodo costruttivo della Piramide di Cheope.
Mario Pincherle ha inoltre provato ad evidenziare alcuni
dei limiti fondamentali del processo di conoscenza scientifica, sottolineando
l’impatto che le nostre convinzioni latenti, ossia il nostro sostrato
epistemologico, hanno sui risultati a cui giunge il sapere scientifico
contemporaneo.
La storia e la filosofia della scienza insegnano che il
rapporto con la religione è uno dei nodi centrali alla base dello sviluppo
delle discipline scientifiche. In altri termini, esistono assunti di natura
filosofica che determinano il campo del sapere in cui le discipline
scientifiche operano, e le relative metodologie che adottano. Al variare di
tali assunti epistemologici avvengono quelli che Khun ha definito 'mutamenti di
paradigma', ossia quei processi strutturali di revisione concettuale che sono
alla base delle rivoluzioni scientifiche. Tali trasformazioni, che avvengono
nel lungo periodo, possono scaturire da alcune scoperte scientifiche che non
trovano spiegazione all’interno delle teorie di riferimento, come nel caso
sopra citato della fisica del ‘900, ma possono anche nascere, secondo
Pincherle, da un nuovo modo di percepire se stessi in relazione alla natura che
ci circonda. In altri termini, quest’ultima impostazione ricorda ciò che
Gregory Bateson - padre della cibernetica - definì 'ecologia della mente', sostenendo
che molte delle nostre convinzioni sono errate e generano distorsioni
percettive con ricadute problematiche sulla società . Uno di questi errori
concettuali, secondo Bateson, consiste nel crederci separati dall’ambiente,
mentre la nuova visione maturata con la teoria del sistema generale, e
successivamente con la teoria dei sistemi complessi, ha portato a considerare
l’uomo come un sistema aperto che necessita di flussi di materia ed energia in
entrata e in uscita: fuori dall’ambiente, di conseguenza, l’uomo non potrebbe
esistere. Su queste nuove basi concettuali l’uomo può essere inteso come parte
di un organismo più ampio, dato dall’insieme uomo-ambiente.
Una delle caratteristiche dello scrittore consiste nel
romanzare vicende storiche sulla base di dati storici, archeologici,
filologici, e di intuizioni personali, non confermate a livello archeologico,
ma che gli consentono di dare vita ad un racconto che coniuga realtà storica e
ipotesi ricostruttiva. Questo connubio fra dati storici e intuizione trasforma
il racconto in una sorta di film ambientato nel passato, rendendo la lettura
piacevole e carica di messaggi poetici. Quel che più interessa all’autore,
infatti, non è documentare fatti storici che anche in ambito archeologico sono
difficili da ricostruire, ma avvalorare l’idea che nel nostro passato remoto si
possano trovare indicazioni preziose per uscire dalla crisi morale che
attraversa la nostra società: è nella genuinità, quella che si può cogliere
nello sguardo di un bambino che, secondo l’autore dovremmo ritrovare il metro
dei rapporti interpersonali e con l’ambiente. Semplici regole di vita, dunque,
smarrite nel corso dei secoli, che se ripristinate potrebbero farci tornare -
in un dietro-front salvifico prima del precipizio - all’età dell’oro cantata
dai poeti.
Mario Pincherle non è dunque un fantarcheologo - come è
stato definito da alcuni - ma uno studioso dell’uomo e della vita, che si è
posto domande importanti a cui ha provato a fornire delle risposte. È, in
conclusione, un ‘pensatore’ convinto che la divulgazione della conoscenza è il
vero motore del cambiamento sociale. La sua propensione a cercare una soluzione
personale ai mali del nostro tempo lo ha portato ad indagare la loro origine
nel passato: poichè è proprio in ciò che è stato, secondo l’autore, che potremo
ritrovare le radici per tornare all’equilibrio nel presente.
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